Premio Letterario “Coppedè”

 

Il giorno 14 giugno del passato anno 2011, nella Sala Chiesa, messa a disposizione dall’Università LUISS, affollata da oltre duecento invitati, si è svolta la premiazione della II Edizione del Premio Letterario “Coppedè”.

La massiccia partecipazione dei concorrenti ha dimostrato l’interesse per questo concorso giunto alla seconda edizione, e intitolato, quest’anno, al 150° anniversario dell’unità d’Italia. I lavori dovevano essere redatti con storie ambientate in uno dei due luoghi teatro della Unità d’Italia, Porta Pia e il Gianicolo. Il sottoscritto, titolare del sito in oggetto, con un brillante racconto umoristico, la cui azione era ambientata al Gianicolo ma che era compendiata dalla base di una sotto-storia che si articolava, nella sua dimensione propedeutica, alla “Breccia” di Porta Pia e alla Porta Pia, intitolato “Il matrimonio della signora Anita”, si è classificato al III posto, in una graduatoria di cinque, esclusi i riconoscimenti di partecipazione.

 

 

 

Nelle immagini alcuni momenti della premiazione alla presenza della Presidente del Consiglio del II Municipio, Daniela Chiappetti, e dell’organizzatore, Michele Ruschioni e la targa rappresentante il riconoscimento ufficiale e, sotto, il racconto  premiato, classificato al III posto.

 

 

 

 

 

 

            Il matrimonio della signora "Anita"

                                            (Vincitore del III premio al Concorso Letterario "Coppedè" ed. 2011)

           

           

            Anche quel giorno il signor Garibaldi, come faceva, ormai, da quando era andato in pensione, montò sul suo cavallo e, nell’attesa che fosse raggiunto dalla sua compagna, Anita, per andare a fare la solita passeggiata del sabato pomeriggio, montò di guardia, dal solito posto che la storia gli aveva assegnato sul Gianicolo. A che cosa faceva la guardia il signor Garibaldi? A Porta Pia!....e perché faceva la guardia a Porta Pia?...è una storia un po’ lunga per essere raccontata in due parole, ma era un impegno preso con la sua compagna.

            Tutto era iniziato pochi anni prima, quando lui oscuro impiegato d’ordine al ministero, prossimo alla pensione, aveva scoperto di chiamarsi Garibaldi; la consapevolezza di portare quel nome lo aveva fatto entrare in un sogno; si era sentito discendente del grande condottiero e aveva desiderato emularne le gesta per liberare l’Italia che lui aveva cominciato a vedere come era nel 1861, ma si era scontrato con una realtà a cui non era preparato; guerre di indipendenza non ce ne erano più perchè quelle a disposizione erano state combattute. Deluso da tale realtà, aveva cominciato a “guardarsi” attorno e la tecnologia gli era venuta incontro. “Navigando” nell’Internet con il computer era entrato nella Wikipedia e, entrato nell’Italia del 1861, aveva preso ad elaborare idee sulla sua liberazione. Lavorava? Assolutamente no!..e i colleghi?.. a fine giornata si dividevano il suo lavoro e si facevano lo straordinario.

            Il signor Garibaldi negli ultimi anni era andato avanti così e con il computer aveva anche conosciuto Ana, una russa, non bella ma furba e “ardente”, ardente di fuggire dal suo paese, con un matrimonio a colpi di mouse e che era approdata in Italia con passaporto turistico. Si erano dati appuntamento al Gianicolo, al monumento del condottiero; lui le aveva detto che era di Nizza e lei, nella sua pronuncia, gli aveva detto che abitava a “Uostia” e, gli aveva esplicitizzato le sue condizioni; il matrimonio e la casa a Roma e lui, presa la pronuncia della donna per una deformazione del portoghese, credé subito che Ana era brasiliana e che era la donna del suo destino e la chiamò Anita e, preso atto delle sue condizioni, si impegnò a sposarla ma dopo aver liberato l’Italia, che era stata il suo unico e grande amore e, come si usa oggi, avevano iniziato una convivenza.

Anita non aveva capito bene il programma del signor Garibaldi e un po’ perplessa ma ansiosa di arrivare al matrimonio, aveva  accettato di aspettare il momento da lui indicato, perchè quello era l’unico mezzo per arrivarvi.

            Giunse il giorno della pensione del signor Garibaldi, ma le cose, per lei, peggiorarono perché lui, immerso nel suo “sogno”, non solo cominciò a dedicare a questo tutto il tempo a sua disposizione, ma prese anche a recarsi tutte le mattine al Gianicolo per montare la guardia, dall’alto del monumento di quello che credeva suo “antenato”, a Porta Pia e, assorbito dalla guardia a Porta Pia e dal PC, trascurò matrimonio e promesse fatte rimandandoli di anno in anno, “a liberazione dell’Italia avvenuta”. “..ma, chi era quest’Italia che lui, nel suo immaginario, voleva liberare?”, si chiese un giorno Anita e, dalla descrizione che lui glene fece, ella capì che era “una signora non più giovane ma piacente”.

La cosa andò avanti ancora un po’, fin quando, Anita, per quanta comprensione potesse avere, non poté più mandar giù di dover vivere all’ombra di questa vecchia “fiamma” del compagno, della quale lui decantava la bellezza ma che, obiettivamente, da quanto aveva potuto capire, non era proprio una bella donna, via!...aveva la forma di uno stivale...un’ossatura che sembrava avesse la scoliosi…stooorta!....dal collo alle articolazioni; uno sperone alla caviglia e, nonostante avesse la mania di stare sempre “a mollo”, non è che brillasse di pulizia, via! Magari, considerata nei particolari?!...poteva anche offrire dei posti di inusitata bellezza, e questo bisognava riconoscerglielo, ma…e poi era mooolto! più anziana di lui, e lei forse non era bellissima, ma giovane lo era!..poi, era vero che il suo compagno e costei si erano amati, si, ma di un amore particolare, “dare, sempre dare, senza mai ricevere”; e poi diciamocelo francamente! non era stata una santa; sul suo corpo si erano avvicendate le più diverse razze e….nonostante tutto, ogni volta che lei voleva vederlo, lui accorreva da lei.

            La cosa stava così e il signor Garibaldi si era tanto immerso nel suo “sogno” che un bel giorno cominciò anche a trascurare la compagna a cui doveva qualcosa e la cura della sua persona perchè, non essendo più stato, per molti mesi, dal barbiere, guardatosi allo specchio, si scoprì con i capelli, la barba e i baffi lunghi e gli parve di assomigliare al grande condottiero e, qui, Anita esasperata, al barbiere, ve lo trascinò a viva forza.

Raffaele e Nino, nei quali lui vedeva Raffaele Cadorna e Nino Bixio, erano i suoi barbieri, e quando faceva visita loro, questa si trasformava in un incontro tra amici in cui loro, conoscendo il debole del loro cliente, lo deridevano sadicamente annunziandogli l’ingresso a Roma dei loro bersaglieri.

 “Nino, qui si fa l’Italia o si muore!” concludeva, come sempre, stentoreo, il signor Garibaldi, alla fine della restaurazione.

La chiacchierata pittoresca e grottesca con i due barbieri finiva sempre con una risata di costoro ma ad Anita, la battuta del compagno era suonata come un campanello d’allarme perché le aveva portato il pensiero ad una operazione chirurgica che avrebbe “rifatto” quell’anziana donna, tanto adorata dal compagno, per restituirle giovinezza e beltà, per cui, usciti dal salone, lei, che bella non era, vedendo in questo, un pericolo per la realizzazione del suo progetto, si era premurata  di chiedere, ancora una volta, spiegazioni al compagno, su codesta donna, e questi l’aveva condotta, alla “breccia” di Porta Pia, dove lui vedeva imminente l’ingresso dei bersaglieri di Raffaele, avvenuto centocinquanta anni prima, poi alla Porta Pia, dove le aveva mostrato il bersagliere che, sul suo monumento, aspettava l’ordine di entrare nella città, ed infine, al Gianicolo, dove, mostrandole il monumento del grande condottiero, le aveva fatto l’ultima descrizione del “sogno” in cui era entrato e che stava vivendo; tutte le mattine si recava lì e “montava a cavallo” per tener d’occhio Porta Pia ed essere pronto ad “entrare” con i bersaglieri e liberare Roma e l’Italia; a quel punto, compiuta la sua missione, l’avrebbe sposata.

            Anita non aveva capito niente di tutta la storia ma quell’ultima spiegazione, improvvisamente, le aveva svelato l’arcano e le aveva fatto intuire lo stratagemma che le avrebbe sbloccato la situazione; e fu così che quando lo raggiunse, al Gianicolo, dove lui, quel giorno, come di consueto, la aspettava alla base di quel monumento, che aveva visto il loro primo incontro, per la solita passeggiata del sabato pomeriggio, entrò subito nel suo mondo. “C’erano novità dal fronte? Nemmeno l’ombra. Allora perché aspettare ancora? Potevano anche sposarsi!”, “Si, ma appena......

 

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La leggenda del dio Lago

(Classificatosi al Concorso Letterario "Coppedè" Edizione 2012)

"Il Sommo Padre Zeus, dall’alto dell’Olimpo, ammirava l’universo e sorrideva soddisfatto" cominciò a raccontare Antonio a Nastya e Nastya, una bella badante semplice e pulita dell’est europeo, cominciò ad ascoltarlo.

Si erano incontrati presso il laghetto di Villa Ada dove lui andava a studiare e lei a far giocare la bimba alla quale doveva accudire. Un giorno i loro sguardi si erano incrociati e in Antonio era scoccata la scintilla ma Nastya non voleva saperne di lui per cui, per scoraggiarlo, gli aveva lanciato una sfida; lo avrebbe amato solo se lui fosse riuscito a dimostrarle che il loro amore era scritto nella storia di quel lago. La sfida era ardua ma Antonio la raccolse e cominciò a narrarle questa storia.

"Chi è Zeus?" chiese subito lei.

"Un’antica divinità" le disse lui "che esisteva prima che fosse creato l’universo. Zeus, quindi, lo ammirava soddisfatto perché finalmente aveva potuto assegnarvi a ciascuno dei suoi figli un posto in cui regnare nell’eternità e mentre ammirava quell’opera cosmica gli si avvicinò un po’ deferente e un po’ timoroso un giovane. Lui lo osservò con acutezza e con voce tuonante gli chiese chi fosse.

"Sono Lago, Sommo Padre" rispose questi.

"Lago?" tuonò Zeus con cipiglio "e chi ti diede questo nome ridicolo che io non conosco?"

"Forse non ve lo ricordate" disse lui "ma me lo deste proprio Voi"

"…e cosa ti fa avvicinare alla mia divina persona senza passare per i miei segretari?"

"Una cosa sola, Sommo Padre; il ricordarvi che fra i vostri figli ci sono anche io."

Zeus restò perplesso; sapeva che di figli ne aveva molti; tutte le dee dell’Olimpo erano state compiacenti con lui, ma questo proprio non lo ricordava. Il giovane allora gli svelò l’arcano; non apparteneva alla grande famiglia degli dei perché sua madre non era né una dea, né una musa, né una ninfa ma semplicemente la serva di una di queste, per cui lui, anche essendo suo figlio, non godeva della stessa natura dei suoi fratelli, figli suoi ma di madri divine, e non poteva essere accolto nell’Olimpo. A Zeus l’osservazione non piacque ma un po’ di mente locale gliela fece fare; possibile che era caduto in una situazione del genere?....era così, gli fece notare Lago; per la sua foga mascolina di passare di letto in letto, con tutte le dee, per popolare l’universo, "era stato" anche con una serva di queste.

"Zitto!" intimò Zeus, "che se si sa in giro, addio padre di tutti gli dei!"

"Va be’" rispose Lago" io mantengo il segreto, Sommo Padre, ma alla condizione che Voi mi beneficiate dello stesso trattamento riservato ai miei fratelli"; al che Zeus "a me non risulta aver trascurato alcuno, ma se sei certo di esserlo stato, sarà stata certo una dimenticanza; dimmi quello che vuoi che ti accontento subito"

"Su Gea, che entro qualche millennio, sarà chiamata Terra" disse allora Lago "per compiacere le dee che sono state "gentili" con Voi, avete messo tutti i domini migliori per sistemarvi i loro figli, Vulcano, Oceano…entro qualche miliardo di anni" gli fece notare ancora "questa operazione sarà chiamata…lottizzazione"- Zeus lo guardò bieco e mefistofelico e con una mano si massaggiò meditabondo la barba del mento - "e ci avete messo anche tante altre belle cose, ma non ci avete messo i laghi!"

"…ma, figlio mio" si scusò Zeus "non è dipeso da me; i laghi si formano dallo spegnimento dei vulcani"

"Si, ma anche per allagamento di bacini naturali, mediante piogge torrenziali" precisò Lago "siete o non siete anche Giove Pluvio, Voi?"

Zeus dove’ ammettere che Lago non aveva torto ma, siccome la sua richiesta lo lasciava perplesso, alluse significativo "..ma, ti fossi fatto abbindolare da qualche musa e ce la vuoi portare per…?"

"No, Sommo Padre!" si affrettò a precisargli Lago "si tratta di altro; due bravi giovani fra molti millenni si incontreranno a Roma nella pineta di Villa Ada e il ragazzo, vedendo la ragazza, sarà colpito da uno strale di quel ruffiano di Cupido e, siccome la ragazza gli opporrà molte resistenze, lui non avrà strumenti per conquistarne l’amore"

"Ah!" fece Zeus "per cui tu dici "se ci fosse un lago?!"

"…eh?!..le muse, Calliope, Euterpe, Tersicore…su un lago!?...organizzerei io "la cosa", potrebbero esercitare i loro poteri e…poi, per insediarmi nel mio dominio, vi arriverei anche io circondato dalle vestali e gli darei una mano a quel poveretto"

Zeus rifletté, poi annuì col capo. "Giusto!...vedrò quello che si può fare; ma tu sei certo di quello che avverrà?"

"Sommo Padre, prima di venire da Voi, mi sono documentato dal Fato; è scritto nella sua agenda"

"Ah!" fece Zeus "...va be’; se si tratta solo di questo?!..del lago artificiale dell’Eur non mi preoccupo; fra disservizi vari, le amministrazioni comunali di quella città faranno sempre acqua dappertutto per cui quello si formerà da solo; il Laghetto dei Cigni di Villa Borghese non è di mia competenza?!....bene; vedrò quello che si può fare"

"…eh no, caro Sommo Padre! "quello che si può fare" lo sappiamo benissimo; è che bisogna farlo subito perchè, anche se il tempo è relativo, come dirà, fra miliardi di anni, Einstein, con le amministrazioni comunali che ci saranno a Roma, se non si comincia subito?!...e, poi, Voi non siete il dio della folgore?"

Zeus annuì di nuovo e scomparve nelle nuvole che da lui effluivano in tutto l’universo e subito il cielo di Gea tuonò minaccioso e grandi ammassi nuvolosi cominciarono a scaricare fiumi di pioggia sul territorio dove sarebbe stata fondata Roma e trasformarono il bacino naturale, nel luogo dove sarebbe sorta Villa Ada, in un lago".

Qui il racconto di Antonio finiva. Nastya lo guardò stupita; poteva mai corrispondere al vero quella storia? Certo, era una leggenda come ce ne erano tante anche al suo paese; poi guardò i passeri che si rincorrevano fra i rami degli alberi cinguettando giocondi e fece una coccola alla bimba nel passeggino.

"È una bella storia" mormorò "chi erano quei due giovani che dovevano incontrarsi qui?"

 

 

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