La leggenda del dio Lago

            (versione completa dell'omonimo racconto classificatosi al Premio Coppedè 2012)

 

 

“Il sommo padre Zeus, dall’alto delle vette dell’Olimpo, guardava l’Universo e sorrideva soddisfatto…….” cominciò a raccontare Antonio a Nastya e Nastya si dispose ad ascoltarlo, non tanto di buon grado, quanto con un non nascosto atteggiamento di sfida. Nastya era una bella ragazza semplice e pulita che lavorava come badante presso una famiglia-bene di Roma e che lui aveva incontrato, qualche tempo prima, presso lo specchio d’acqua nella pineta di Villa Ada, dove lui, studente universitario, si recava a studiare e lei a far passeggiare la bimba che le era stata affidata.

Nastya proveniva dall’est-europeo ed era in cerca di due cose, che al suo paese non era riuscita trovare, uno sbocco sociale e un uomo buono e onesto da amare e a cui dare una famiglia, ed era approdata in Italia dove questa impossibilità, riscontrata al suo paese, si era trasformata in diffidenza e prevenzione verso gli uomini di questo paese perché si era accorta che per questi una ragazza come lei era più una “preda facile” che una ragazza da conquistare e da amare e, unica magra consolazione, aveva trovato, presso una famiglia-bene di Roma, un posto come badante di una bimba meravigliosa che, in una certa dimensione, nell’accudirla, la faceva sentire un po’ mamma anche a lei. Un giorno, distrattasi un momento a parlare nel suo gruppo di conversazione alla pineta, la bimba aveva eluso la sua sorveglianza e, in cerca di un universo da scoprire, si era allontanata carponi di qualche metro e aveva raggiunto la panchina a cui Antonio, per fuggire al caos della città, si era ritirato a studiare; lei si era recata a recuperarla e i loro sguardi si erano incrociati e in Antonio era scoppiato il colpo di fulmine, ma Nastya, consapevole della sua condizione, aveva accusato notevoli difficoltà nel credere alla sua corte e alle sue promesse, per cui, al fine di scoraggiarlo e risparmiarsi altre delusioni, in aggiunta a quelle già collezionate al suo paese, un bel giorno gli lanciò una sfida più con lo scopo di scoraggiarlo che con quello di metterlo alla prova; lo avrebbe amato solo se lui fosse riuscito a dimostrarle che il loro amore era scritto nella storia di quel lago presso il quale loro si erano incontrati. Certo, nemmeno lei capiva quale modo Antonio avrebbe potuto escogitare per dimostrarle quanto lei chiedeva, ma contava su questa difficoltà, (che Antonio avrebbe avuto certamente), per scoraggiarlo e farlo desistere, ma Antonio non demorse, raccolse la sfida e cominciò a raccontarle una storia con la quale, le disse, le avrebbe dimostrato che il loro incontro era stato l’avvenimento per il quale era stato creato quel lago per cui loro non potevano opporsi al destino del loro incontro. Nastya, a tali parole, restò perplessa e stupita ma fu anche presa dalla curiosità di sapere che cosa Antonio sarebbe stato in grado di “escogitare” per dimostrarle quanto dichiarava e cominciò ad ascoltare la storia che Antonio aveva cominciato a raccontarle.

“Zeus….dunque…..” continuò Antonio.

“Chi è Zeus?” chiese Nastya con evidente aria di sfida.

“Zeus era un’antica divinità” le disse Antonio, “che esisteva prima che fossero creati la Terra e l’Universo e alla volontà della quale tutte le creature del Creato ubbidivano. Zeus, quindi, dall’alto delle vette dell’Olimpo, guardava l’Universo e sorrideva soddisfatto; finalmente era stato creato…..aveva dato l’incarico della sua creazione, (affinché si sentisse ancora utile), a suo padre, il sommo dio Crono, (che ormai era in pensione), ma, sapendo che questi, per sua natura, se la sarebbe presa con un po’ di comodo e che, spesso, per questa ragione, “glieli faceva girare”, gli aveva raccomandato di fare presto, vale a dire di non rimandare la cosa alle “calende greche” che, oltre a tutto, non erano state ancora inventate, e questi, per togliersi dagli impicci, aveva girato l’incarico a quell’imbecille di Big Bang, che era stato suo allievo quando insegnava Cosmologia all’Università dell’Olimpo, e, questi, tutto il contrario di lui, aveva fatto esplodere quella palla di fuoco del Caos Primordiale e ne aveva fatto sparpagliare i frammenti in tutto il creato. L’azione era stata maldestra, perché tutti quei frammenti avevano preso a girare vorticosamente, senza senso apparente attorno ad un ultimo residuo di quella palla di fuoco, che a spegnersi non ci pensava proprio per niente e a raffreddarsi ognuno per conto proprio, ma il Sommo Padre Zeus, dopo un primo momento di disappunto, riflettendoci bene, dove’ ammettere che, in sostanza, questo risultato catastrofico corrispondeva né più, né meno, che all’Universo che lui voleva e, allora, a questo punto, ne fu, innanzitutto soddisfatto, e, poi, vi sistemò tutti i suoi figli assegnando a ciascuno di loro un dominio in cui ognuno di loro avrebbe potuto regnare nell’eternità; così aveva messo subito Elio, il più splendente di loro, sulla palla di fuoco che non voleva spegnersi ancora e Plutone, che odiava il caldo, sull’ultimo frammento di questo universo, quello più lontano da Elio, sul quale sarebbe stato al fresco per l’eternità…..e aveva collocato Afrodite, la più bella delle do….delle dee che lui aveva avuto, sul frammento che ruotava più vicino ad Elio, affinché potesse curare sempre, con una bella abbronzatura perenne, quella bellezza con la quale lo aveva stregato ….. e così, di seguito, tutti gli altri……”

Nastya ascoltava con molto interesse e man mano che la narrazione continuava, si sentiva sempre più trasportata in una dimensione diversa. Antonio continuò. “…e mentre il sommo Padre Zeus                                                                                                                                                  ammirava la realizzazione di quell’opera cosmica….. colossale …. e si compiaceva di avere assegnato ad ogni figlio (avuto dalle più belle dee dell’Olimpo), un posto in cui regnare nell’eternità, un giovane biondo, poco più di una ragazzo, gli si avvicinò, quatto, quatto, un po’ timoroso e un po’ titubante e con somma deferenza, nella quale lui crede’ di vedere anche una punta sottile di ironia. Lui lo osservò con cipiglio austero, per cui sconnesse sensibilmente la quiete degli ammassi nuvolosi che dalla sua persona, effluivano in tutto il Creato e la sua voce suonò tuonante tuonò e si ripercosse acerba in tutto l’Universo nuovo di costruzione, che lui aveva appena finito di contemplare.

“Chi è colui che osa disturbare la pace del padre di tutti gli dei?”

Nastya, ascoltando era entrata in un’altra dimensione.

“Sono Lago, Sommo Padre” rispose il giovane con timidezza.

“Lago???” tuonò ancora Zeus, senza mutare atteggiamento, “e chi ti diede questo nome stupido che io non conosco?”

“….beh….” disse il giovane, prendendo via, via, sempre più coraggio, “forse non ve ne ricordate ma me lo deste proprio voi….tanto tempo fa….per cui non è colpa mia se lo porto….”

“….e cosa ti fa avvicinare tanto impunemente alla mia divina persona, senza passare per i miei segretari?....cosa sei venuto a fare?.....cosa vuoi?....”

“Una cosa sola, Sommo Padre, sono venuto per ricordarvi che fra i vostri figli, ci sono anche io…..”

Zeus rimase perplesso; sapeva che di figli ne aveva molti; quasi tutte le dee dell’Olimpo erano state “compiacenti” con lui, ma questo, proprio, non lo ricordava..... allora il giovane gli svelò l’arcano; lui, Zeus, era suo padre, ma sua madre non era né una dea, né una musa, né una grazia, né una ninfa, né una vestale…..non era nessuno; era semplicemente una serva di una di queste, per cui, lui, nonostante fosse suo figlio, non era un dio al pari di tutti i suoi fratelli, cugini e parenti vari, che, suo padre, il sommo Zeus, aveva generato con tutte le divinità elencate/menzionate e il cui rapporto familiare con lui non era nemmeno molto chiaro e non godeva nemmeno di alcuna prerogativa di dio ….beh, l’osservazione, a Zeus, non piacque, ma gli fece fare, però, un tantino di “mente locale”; possibile che lui, Zeus, padre di tutti gli dei dell’Olimpo, era caduto tanto in basso?....andare a letto con una serva?....eppure, gli fece notare il giovane, era così; con la sua foga mascolina, di passare da un letto all’altro, non curandosi assolutamente del livello sociale delle femmine…delle dee che, di volta in volta, sceglieva, per  popolare l’Olimpo e l’Universo, era stato anche con una serva di costoro.

“Zitto!” intimò Zeus, “che se si sa in giro….addio padre di tutti gli dei!”

“…eh!....” sospirò con amarezza Lago, “io mi sto zitto, Sommo Padre, ma ad un patto”

Zeus rifletté un momento perché aveva intuìto subito che il “patto”, che gli proponeva il giovane, più che un “patto”, poteva essere un ricatto; ricatto familiare, ma pur sempre un ricatto, per cui, asciutto e risoluto, chiese deciso “Che cosa vuoi?”.

Altrettanto asciutto e risoluto, Lago rispose: “Lo stesso trattamento riservato ai miei fratelli….”.

“….fratelli?!....” fece Zeus con sufficienza.

“….eh, va be’, fratellastri…”, concesse Lago e puntualizzò “se ci tenevate tanto al livello sociale, potevate anche non “andare” con una serva delle vostre dee….femmine di livello divino, all’Olimpo, ne avevate quante ne volevate, non avevate che l’imbarazzo della scelta….. “all’Olimpo”…. oppure potevate essere “più….. prudente”

“Come osi farmi osservazioni del genere?....”

“….eh!….oso!....oso!....” rispose amaro e rassegnato il giovane, “perché, Sommo e Divino Padre, se uno fa un errore….eh, bisogna pure che lo riconosca, eh!....se no, le virtù divine, poi, se ne vanno a farsi….”fondere”, no?!.....comunque, tutti i vostri figli nati da auguste e divine madri ….dee….muse….grazie….ninfe…. e divinità varie…..sono stati beneficiati da Voi di un dominio su una parte dell’Universo testé creato….tutti….io, che non posso vantare la stessa condizione di nascita….manco alle vostre assegnazioni….non è giusto!....lo sostiene anche il sindacato….”

“Come ti permetti di rivolgermi un’accusa del genere?” tuonò di nuovo, adesso, acerbo, Zeus, e il suo cipiglio sconvolse tutto il nuovo equilibrio del creato e diede lo scossone del primo terremoto della storia all’Universo nuovo di zecca, mettendo in grave pericolo alcuni equilibri geofisici, di là dall’essere scoperti….perché mi accusi di averti dimenticato?”

“….eh!....Sommo e Divino Padre….” sospirò amaro il giovane, “non vi ricordavate nemmeno che ero nato…. chi ero?!....

 

 

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