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Il bosco "racconta": il mattino

            Un vago chiarore si intravede fra i valichi delle montagne. È soffuso come quello di una lampada da notte, e si diffonde nel cielo di un azzurro ancora carico, in cui brillano ancora le ultime stelle, prossime a dissolversi nella luce del giorno.

 Metallici suoni di fucili da caccia attraversano i vari strati dell’aria notturna, non ancora omogeneizzati dal sole. Presto taceranno.

            Un fresco gradevole e frizzante solletica la pelle, stimola lo stomaco. Poi va a posarsi, come ultima dimora, prima di morire, nel centro esatto del lago, dove ristrette chiazze grinzose segnano a tratti il passaggio dell’aria.

            Le fronde storniscono impetuose; salutano il sole che nasce.

            Acceso come non mai, sale dalle montagne e si specchia nel lago, come si conviene ad un personaggio importante. Giungerà puntuale all’appuntamento anche oggi.

                                     La natura si risveglia ai suoi stimoli. Rumori incomprensibili si inseguono tra loro, invisibili; ci segnalano il passaggio degli scoiattoli da un ramo all’altro degli alberi; il passaggio di qualche animale della terra che abbandona momentaneamente la sua tana e scappa attraverso foglie cadute sul terreno e disseccatesi, andando in cerca di cibo. Scappano a velocità altissima, scavalcando ogni ostacolo; fosse anche un tronco d’albero cavo restato a marcire sul terreno o un ramo liscio e spoglio, dove è più difficile mimetizzarsi. Circospetto, l’animale percorre tutto il ramo a passo lentissimo; se fiuta il pericolo, mostra i denti minaccioso; poi, appena trova un tronco o un ramo dell’albero più vicino, fugge, scappa a velocità tale da rendersi invisibile all’occhio umano, ospite in questa dimensione. Fra i frondosi rami, ancora in ombra, scuro ma tradito dai suoi occhi luminescenti, si lamenta solitario, per l’ultima volta, un gufo. Poi andrà a dormire; per lui, che è nottambulo, è già tardi.

            L’occhio fugge da ramo in ramo; ogni tanto, accecato dal novello raggio di sole, ne gioisce. È gioia di vivere; è felicità.

            Il campanaccio al collare della mucca, mormora inquieto, al passo trascinato e sonnolento dell’animale; fa eco un muggito.

            Cammina sonnolento e indifferente, l’animale, alla leggera pressione esercitata sulla corda dalla mano di una fanciulla. Questa, però, non tira la mucca; non ce n’è bisogno; l’animale fa un cammino che conosce da secoli; segue i nudi piedini di lei, che si avventurano sul terreno ancora umido e fresco di rugiada, che attraversano torrenti, instancabili.

            Lontano risuona un richiamo metallico; alla fattoria ricomincia la giornata.

            È il mattino; risveglia la natura e, nella natura, l’istinto.

            Mentre le mucche sono al pascolo, lontano, sulla collina, le pecore brucano l’erba.

            Vicino ad esse, da presso un albero, si leva un suono di zufolo e vola sulla campagna.

         


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