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"Camping"

                                                           ovvero "come nel cinema"


            Certamente tutti voi conoscete il "camping"; si, esatto, parola di importazione straniera, che, tradotta in italiano, suona "campeggio", e che sta a definire quello spazio di prato delimitato in cui, durante un viaggio di vacanza o proprio come meta di una vacanza, ci si ferma e vi si soggiorna per breve o per lungo tempo, a contatto con la natura; e la dimensione che caratterizza e definisce il "camping" è proprio questa, il contatto con la natura.

            Vi si può accedere con qualunque mezzo di trasporto, fatta eccezione, s’intende, per quelli troppo ingombranti, come camions e pullmans. Il "camping" è accessibile a tutti, per la modica spesa prevista dall’ingresso. Una persona arriva nella propria automobile, alla quale, molto spesso, è attaccata la "roulotte", altra parola di importazione straniera che sta a significare una fattispecie di quella casa che si è voluto "lasciare a casa" e che ci si ostina a portarsi dietro per forza, e si mette in libertà e diventa un "campeggiatore". Chi non ha la "roulotte" si arrangia; pianterà una tenda che rappresenta il più genuino, il più vero e il più tradizionale modo di fare il "camping". Non è da escludere, comunque, che chi ha la "roulotte", rechi con se anche la tenda e questo perchè, per una paradossale visione della situazione, la tenda viene a significare una sorta di "ruota di scorta" che non si capisce che funzione possa assumere o un "completamento" dell'attrezzatura; comunque, il fatto stesso che ci si allontana dalla città con la roulotte, significa che "ci si fa in quattro" per portare la propria vita, per un breve periodo di tempo, al livello primitivo, vale a dire a contatto con la natura, ma quando si è nella dimensione cercata, ci si deve sentire circondati da tutte le opzioni che compendiano quella dimensione di vita che si è voluto lasciare; le persone si fanno in quattro per potersi allontanare per una decina di giorni dalla città, sede di tutte quelle comodità e di tutti quegli agi, rincorsi allo spasmo durante tutto l’anno, gioia e dannazione di ogni momento della nostra vita, per trascorrere quel breve periodo di vacanza di cui usufruiscono, in completo relax e, come si suol dire, "a diretto contatto con la natura" e, quando si trovano nell’"eden" che hanno rincorso, sognato, desiderato e agognato per tutto l’anno, devono recare con se tutti quegli attrezzi, utensili, apparecchi e strumenti vari che permettono loro di ritrovare o, più propriamente, di non allontanarsi da tutto ciò che hanno lasciato in città e nella propria casa e, soprattutto, dagli agi e dalle comodità ad essi connessi; tutte quelle cose rappresentano quasi un "cordone ombelicale" che, nonostante tutto, le tiene, comunque, attaccate alla dimensione che tanto odiano ma che, contemporaneamente, tanto amano, la civiltà dei consumi e la civiltà dei conformismi dalle quali, oltrepassato un certo livello di autonomia della propria vita, e "penetrati", per ragioni di sopravvivenza, nel loro meccanismo, è difficile, e, oserei dire quasi impossibile rinunciare. Comunque, non divaghiamo con le dissertazioni fenomenologiche; …. dicevamo.......ah, si, si parlava del "camping". Io, dico la verità, sono amante delle comodità e, di conseguenza, delle cose non tanto fatte "in grande", quanto fatte bene. Una vacanza, come la intendo io, si trascorre, innanzi tutto, in un buon albergo; solo questo, infatti, può rendere l’esatta idea di ciò che io intendo per vacanza; la vita comoda in cui non hai niente a cui pensare; ordini la colazione, il pranzo e la cena quando più ti aggrada, sei libero da ogni problema o preoccupazione, "......e spendi l’anima dei soldi per un tempo di permanenza limitato......" concluse il mio amico; quindi aggiunse: "Invece di fare dieci giorni d’albergo, noi ne facciamo venticinque o trenta nel "camping" e ci divertiamo di più con la stessa somma di denaro". Non ho mai elargito al denaro più valore di quanto la natura, il commercio, la scienza economica e le necessità correnti della vita gliene abbiano sempre dato nella sua naturale dimensione e nella sua specifica natura di mezzo di scambio, né ho mai supposto, considerato o creduto che esso fosse elemento che potesse realizzare l’essere umano o dare la felicità (se qualcuno professa queste convinzioni è segno evidente che non ha capito niente della natura del denaro e della vita o che nella sua vita sociale, umana ed emotiva qualcosa non funziona) ma, in breve, la logica del suo discorso mi convinse e,........ sapete come accade certe volte in quei films brillanti per i quali gli americano vanno famosi, le commedie americane, per intenderci?, due scapoli, di punto in bianco, decidono di andarsene in vacanza e quello, in breve, fu ciò che facemmo noi; caricammo "baracca e burattini" sull’auto del mio amico e filammo via per lasciarci alle spalle la civiltà, alla maggiore velocità possibile.

            Non ricordo dove, giungemmo al "camping". Beh, chi non ha visto mai uno di quei films prima accennati, in cui si presentava una scena simile e l’atmosfera magica da cui erano pervasi, non può né capire, né assaporare quell’atmosfera al di fuori della realtà, costituita di un misto di avventura e di scanzonatezza, che si stava impadronendo di noi al nostro ingresso al "camping". Ah! Già si respirava un’aria nuova! In breve piantai la mia tenda e, in attesa che il mio amico facesse altrettanto, diedi uno sguardo intorno, nel prato circostante, in cerca di un "orizzonte" da esplorare.

            Ad una decina di metri da noi, vicino ad un albero, scorsi la snella linea di una fuoriserie decappottabile. Era caratterizzata da un tranquillo colore crema metallizzato accoppiato ad un aggressivo blu-notte e sfavillava sotto il sole nella pace torrida e irreale della mezza giornata in compagnia forse solo delle lucertole. Devo dirvi la verità? Rimasi incantato di fronte a quel piccolo (ma non tanto) mostro meccanico che era il mio sogno. Continuai a guardarla ancora per un bel pezzo e fantasticai su quella che poteva essere la sua velocità, cento, duecento, trecento Km/h; chi sa?! e i conforts di abitabilità e di guida che poteva mettere a disposizione del guidatore, quando, mentre già la vedevo correre in gara con il vento, si avvicinò ad essa una graziosa testolina bionda, con il corpo abbronzato ancora imperlato dalle gocce di un recente bagno di mare, proveniente chi sa?, forse dalla Svezia.

            La nuova "fuoriserie", entrata in scena, attirò subito la mia attenzione e.... beh,…. anche il mio interesse. Anche lei era una cosa davvero eccezionale. Sarei rimasto, così, in rapimento, all’infinito, se il mio amico non mi avesse distolto dai miei sogni ad occhi aperti per farmi vedere che era riuscito a conficcare un chiodo della tenda in un posto particolarmente duro in cui supponeva che ci fosse qualche pietra. Si, anche questo si verifica nei films menzionati. L’amico cretino è una figura ricorrente e caratterizzante in quei films e anche io me ne ero portato uno con me; pazienza!...... Sapesse quanto mi interessava lui e la sua tenda?! Quando mi voltai di nuovo la testolina bionda era scomparsa e la fuoriserie decappottabile passò al contrattacco nei miei interessi ma non già più al primo posto, come prima, ma al secondo.

            Essendo in vacanza e non avendo niente da fare, per tutto il pomeriggio non trovai di meglio che di girarle un po’ attorno per guardarla, ammirarla, e desiderarla in tutta tranquillità. L’automobile è una mia vecchia passione e anche se essa era stata spodestata dal primo posto originario per essere relegata in un onorevolissimo secondo posto, esercitava, comunque, sempre un grande fascino su di me. Il mio sguardo la osservava avanti, dietro, di fianco, di sopra, di sotto... no, di sotto no; non ricordo di essermi anche rotolato nella terra per osservare l’automobile anche di sotto; oltre a tutto una visione del genere non avrebbe potuto riservare alcun interesse specifico a nessuno che non fosse stato un meccanico di professione; io non lo ero. Passò così il tempo in un baleno. Dopo tanta osservazione, e tanto amore platonico in completa sublimazione, a sera essa occupava il primo posto assoluto nei miei pensieri. Se dicessi, però, che così facendo giunse l’ora di andare a dormire, tradirei la mia grande passione di automobilista. La verità è che fu il mio amico ad informarmi che la cena era pronta. Beh,..... chi altro poteva essere? S’intende che la cena l’aveva preparata lui.Beh, non si vive di soli motori o di soli sogni ad occhi aperti; una cosa nello stomaco dovevo pur metterla, anche se quella cosa era stata preparata dal mio amico che, in materia di cucina, non era proprio un esperto.

            Mentre ingurgitavo a fatica quel che non capivo se fosse una marmellata di fagioli o uno stufato di maccheroni, riguardai nostalgico, mai come in quel momento, la fuoriserie parcheggiata a breve distanza da noi. Avrei preferito bere tutto il suo carburante anziché mangiare un cucchiaio ancora di quella orribile minestra.

            Con mio grande sollevo e sorpresa, presto il piatto mi apparve vuoto e un eroe il mio stomaco. Dopo un paio di bicchieri di vino che servirono non a soddisfare un vizio negletto ma ad evitarmi una intossicazione e a farmi passare il singhiozzo, mi ritirai nella mia tenda. Cosa avviene a questo punto nei films prima menzionati? Si, esatto; ci si sveglia a notte fonda a causa di una inspiegabile ed enigmatica insonnia, che non si sa da dove e perché viene e non si sa dove ci porterà, e che non ci rende, però, nervosi ma, al contrario, ci lascia rilassati e con l’animo predisposto alle migliori prospettive brillanti; proprio ciò che accadde a me.

            Mi voltai e rivoltai più volte nella mia branda, quasi nervosamente, fin quando riuscii a capire che dovevo stare sveglio. Bene; dal momento che i miei occhi avevano deciso di rimanere aperti, almeno per un po’, mi arresi ad arma bianca e fissai la sommità della mia tenda che, ogni tanto, aveva un tremito per il passaggio di un alito di vento notturno. Rimasi così per un po’ di tempo fin quando, attraverso una fessura della tenda il fresco messaggero della notte portò alle mie narici il delizioso profumo del bosco. Io sono un grande amante della natura, perciò, non seppi resistere oltre ad un invito del genere, quindi mi rivestii alla meglio e uscii dalla tenda. Respirai a pieni polmoni; la notte era tranquilla, tiepida, profumata e stellata. Quante stelle affollavano quella notte il cielo! Un cielo profondo, limpido, terso,.…… Ancor oggi, al ricordo, mi sembra un sogno. Che volete, io nono un romantico e certe cose mi colpiscono e mi rimangono impresse. Camminai in su e in giù, da un punto all’altro, senza meta. Sotto una delle poche lampade per l’illuminazione notturna troneggiava il mio sogno, la fuoriserie. Mi ci avvicinai. Le girai attorno; la guardai ancora. Convenni con me stesso, per uno spiccato senso di autocritica, che se non avessi distolto l’attenzione da quella automobile, essa sarebbe diventata la mia mania.

           La scuola della cinematografia americana, a questo punto, mette nella scena un elemento che deve distogliere l’attenzione del protagonista dall’oggetto, che per l’occasione ha funto da esca, per concentrarla su se stesso; altrimenti non ha senso. Vagai ancora con lo sguardo alla ricerca di non so che cosa, forse alla ricerca inconscia dell’imponderabile e dell’imprevedibile che sempre capita nella vita, e infine mi diressi, assente, verso una staccionata a poca distanza dall’automobile che, a questo punto, ebbe soltanto il ruolo di fare scena. Mi sedei su un tronco d’albero che sembrava messo lì apposta, e mi immersi in me stesso, nell’attesa, sempre inconscia, che i disegni cosmici si compissero. Il mio sesto senso mi avvertì della presenza di un’altra persona. Mi voltai quasi di improvviso, come colto di sorpresa dalla mia sensazione e dalla presenza dell’altra persona, facendo, involontariamente, un po’ di fruscio con le piante che stavano lì apposta. L’altra persona non trasalì ma restò ugualmente colpita e, sorpresa anch’essa di non essere sola, si voltò improvvisamente verso di me e ci vedemmo.

            Grandezza del Creato! Mi sembrava di stare sognando; afferrai con una mano il distintivo del club sportivo del quale ero socio e ne ficcai lo spillo attraverso gli indumenti che mi coprivano. L’acuta puntura che avvertii sul torace mi dissuase dal continuare l’azione e fugò ogni sospetto in merito al mio stato di sopore. Era realtà, meravigliosa e semplice realtà e, poco lontana da me, seduta sullo stesso tronco d’albero, messo lì apposta, era seduta la testolina bionda, proveniente forse dalla Svezia, che avevo visto per un attimo la mattina poco dopo l’arrivo al camping.

            Mentre avveniva l’occasionale scambio di quelle parole che non significavano niente e che non servivano a niente, se escludiamo l’ipocrita stabilimento di un rapporto più aleatorio di quell’atmosfera di sogno che esisteva in quel momento, qualunque regista avrebbe fatto avvicinare, pian piano lui a lei, e l’incantata atmosfera regnante sul luogo, sarebbe stata complice del presente e del futuro di quanto stava accadendo. Il regista non c’era ed io reputai che fosse meglio così, perché, detto tra parentesi, io non ne avevo alcun bisogno e, anzi, per essere più preciso, direi che seppi interpretare la mia parte da fare invidia ad un Lawrence Olivier.         La luna piena, alta nel cielo, illuminava i sogni di tutti gli esseri viventi. Un chiarore discreto, quasi circospetto, sopravanzava fra gli alberi con flemmatica lentezza. Una nuvola solitaria che, guidata dal destino, viaggiava nel cielo, si avvicinò lentamente all’astro celeste, senza fare rumore; gli sussurrò qualcosa nell’orecchio. La luna parve capire; i biondi capelli di lei mandarono riflessi argentei.

            Dissi qualche altra cosa di banale, forse per prendere tempo, forse no, fissandola intensamente. Forse ciò che le dissi non aveva nemmeno un significato.

            La luna si nascose, discreta, dietro la nuvola, donando ai viventi una opalescente oscurità. Due stelle brillarono più vivide, gli occhi si socchiusero in un palpito ardente, mentre un tremito ci percorse tutto il corpo. Il tempo si fermò per un attimo infinito nell’eternità, poi riprese la sua dimensione cosmica. Quando la luna riapparve in mezzo al cielo, la testolina bionda non era più accanto a me. Quel che accadde in quel mentre è tuttora avvolto nella più fitta nebbia.          Ricordo soltanto che, riavutomi da un leggero smarrimento, tornai alla mia tenda e caddi in un sonno profondo.

            Il giorno dopo fui svegliato da una canzone, che cantata dal mio amico, mentre si radeva, assumeva le caratteristiche di una canzonaccia da pirati. Contemporaneamente avvertii il rombo di una potente automobile che ormai conoscevo bene. Immaginai immediatamente ciò che stava accadendo. Con un balzo fui fuori della tenda; appena in tempo per vedere scomparire la fuoriserie dietro una siepe.

            Rimasi, per un tempo indefinito, con lo sguardo perduto nel vuoto e la mente molto lontana dalla dimensione reale delle cose; ad un certo punto, ripreso contatto con la realtà, allungai lo sguardo oltre i confini del "camping", laddove, fra gli alberi e le siepi, un ampio angolo di panorama apriva la fantasia ad orizzonti ignoti e agognati. Laggiù, lontano, sulla strada statale, poco dopo, inghiottita da una leggera nebbia mattutina, una automobile crema metallizzata e blu-notte si allontanava velocemente, per destinazione ignota, incontro al sole, mentre il suo potente rombo metteva la parola fine ad un attimo di sogno che si allontanava inesorabilmente nel tempo e nello spazio.

            Mentre tornavo malinconicamente alle esortazioni alla celerità che venivano dal mio compagno di viaggio, nel sole d’oro, che cominciava a filtrare attraverso i frondosi rami degli alberi, svaniva un sogno d’argento.

                


            

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